Mercoledì, ma già martedì sera, si è innescato, su questo sito, un interessante dibattito sulla formazione delle serie nella gare degli 800m. Un dibattito stimolante e, per una volta, senza codazzo di polemiche- per questo forse costruttivo. La problematica della formazione delle serie è stravecchia, e non manca mai di suscitare ingiustizie e malumori.
Formalmente, sembrerebbe tutto semplice: prendiamo i migliori tempi di iscrizioni, stabiliamo per regolamento quando (in quale lasso di tempo) quei tempi devono essere stati realizzati, e poi il programma li mette in fila, e così si decidono le batterie.
Sappiamo tutti che nella realtà non è così semplice. E per due ragioni.
La prima è la più sbandierata: molti atleti si iscrivono con un tempo sbagliato, superiore alle proprie possibilità, nella speranza di essere così messi in una batteria forte, dove in scia ad atleti più veloci possano fare il tempo.
Ma sarebbe retorico, semplicistico e ipocrita fermarci a questa ragione: sappiamo tutti che la vera ragione è un’altra. La vera ragione è purtroppo legata a una caratteristica insita al mezzofondo stesso. In una gara del mezzofondo contano due cose: o la posizione, o il tempo. Se c’è in palio un titolo, conta la posizione. E allora si fanno gare lente, tattiche, ci si gioca tutto nel finale (di solito). Se non c’è in palio un titolo, si punta al tempo (che in certi casi vale poi anche come minimo per manifestazioni a carattere nazionale o internazionale). In quest’ultimo caso è essenziale non essere il più forte della serie. Se sei nel mezzo, sfrutti bene la scia, non sei mai davanti.
Che problema c’è, a stare davanti, direte, non siamo nel ciclismo. Beh, il problema c’è anche nell’atletica: se è vero che chi sta davanti non spreca molte energie fisiche in più rispetto a chi sta dietro (a meno che non ci sia vento), è anche vero che spreca energie psicologiche, e soprattutto che si assume la responsabilità di fare il ritmo. Peggio: non può controllare cosa succede dietro, non vede chi, quando e come lancia la volata, e quasi sempre finsice per farsi sorprendere.
E’ vero, ci sono le eccezioni. Vedi Berlanda nel secondo martedì. Ti tiri la gara, e la vinci pure. Accade però quando si è in straforma, e non è ininfluente anche una buona dose di fortuna. Alias: non basta l’acume tattico per tirare la gara e vincerla pure.
Ecco perché gli atleti in cerca di minimo vanno in genere a caccia di meeting dove, se va bene, arrivano a metà classifica (se va male, anche ultimi): però con il nuovo PB.
Rimane fermo che sbaglia l’atleta o l’allenatore che mette un tempo falso. Eppure è difficile stigmatizzare con rigore il loro comportamento: sappiamo tutti quanto costa in termini di fatica e di tempo l’allenamento, e quanto la forma sia effimera, e gli infortuni sempre in agguato. Sai di stare molto, ma molto bene, ma finisci in lenta, perché il tuo tempo di iscrizione risale a una gara fatta due mesi prima, quando avevi la monunucleosi, eri al rientro o semplicemente non eri in giornata.
Insomma, barare di qualche secondo è sbagliato, ma umano. Diverso è barare quando i tempi in allenamento parlano chiaro, e si nutrono improbabili speranze in un miracolo. Se da settimane fatico a fare certi tempi in ripetuta non posso sognarmi che come per magia il tempo venga in gara, solo perché nella mia serie davanti vedo la Berlanda. In questo caso, l’atteggiamento dell’atleta oltre che irregolare è incomprensibile.
Rimane il danno per chi è onesto, mette il t empo giusto, si trova in batteria lenta, tira tutta la gara, fa due secondi in più di quel che potrebbe fare (e due secondi su di un 800m sono una vita), e magari, oltre al danno, la beffa, negli utlimi trenta metri gli esce in volata la matricola di turno (così nemmeno vince la serie).
Ma, tornando seri, il problema rimane, ed è aldisopra dell’onesta degli atleti, è parte della disciplina stessa. Perché, ribadisco, se anche siamo tutti onesti, il più forte della serie ci rimette sempre. Sia concesso entrare nel paradosso: servirebbe una lepre per ogni serie. Dato che però, a paradossi, non si fanno i tempi, usciamone subito. Nell’attesa che qualcuno proponga su questo blog una soluzione.